dimecres, 3 d’abril del 2013

ULTIMO WALZER A LA FAGEDA / ÚLTIM VALS A LA FAGEDA / ULTIMO VALS EN LA FAGEDA / LAST WALTZ AT LA FAGEDA

ITALIAN - CATALAN - SPANISH - ENGLISH BELOW



Grazie! Ti posso solo dire grazie: di tutto questo tempo; dei tanti week-end;  delle tante ore intense; grazie per aver rispettato la distanza rispetto alla madre delle mie figlie e per abracciarle come lo hai fatto durante tutti questi mesi. Sei eccezionale!

Come capita quasi sempre quando si mette da parte l’amore (o scompare!) nasce la nostalgia dei momenti intimi, e tutti mi sembrano meravigliosi in questo disordine attuale nel quale vivo da due giorni, che lotta per farsi impermeabile al dolore che sento.

Sono seduto a guardare tutti i vetri rotti della mie vita, e tu ne sei ora il pezzo piú grande, un pezzo che mi ha fatto sognare...amato: sei il mio ultimo ballo, sei il mio ultimo walzer a la Fageda.

“No, non lasciarmi andare”, rispondo nel mio tentativo di separare le nostre mani. Non apro neanche gli occhi, da poco sento la tua voce esaurirsi e nel giro di due minuti il mio corpo inizia ad avere per la prima volta delle convulsioni. Sorrido nell’oscurità mentre scivolano le lascrime, e conto mentalmente fino a tre prima di sentire la mia propria voce che mi domanda: “è reale tutto ciò? Sono sveglio? Davvero?”. Chiudo gli occhi e ti bacio e ti accarezzo la guancia affinché possa addormentarti piú facilmente e regalarmi un giorno ancora al tuo lato. La luce dei fanali filtra dal balcone mentre immagino i tuoi dolci lineamenti addormentati placidamente lontano da me. Mentre ti immagino prego Dio che un giorno tu sia capace di entrare in connessione con le tue emozioni e che ti apra il cielo!

Mi giro verso l’altro lato del letto e stendo il braccio, cerco una pace di spirito che mi sfugge da giorni. I minuti scorrono lentamente e in maniera angosciosa tra i rumori di una Barcellona sconosciuta e ostile che li amplifica smisuratamente. Mi faccio forza e cerco di combatterla con le poche forze che mi restano, ma la disperazione finisce per sopraffarmi e piango...piango sconsolato. Ho pensato di prendere il primo treno che va nella tua stessa direzione per accoglierti al tuo arrivo domani mattina nel tuo paese senza mare e, dopo averti dato un bacio, tornare a casa con un autobus che parte alle tre e mezzo del pomeriggio e arriva a Barcellona il mattino successivo. Ti giuro che lo farei, mi conosci, pero non vedo come potró trascorrere una notte cosi lunga, nel mio stato, costretto su un sedile di merda senza lanciarmi a capofitto contro l’uscita di emergenza alla ricerca di una maniera di alleviare il dolore se non scorgo, nel vederti, un barlume di futuro che mi dia speranza.

Che fai cosí lontano da me? Avevo bisogno di dirti per un’ultima volta che ti amo, che sono follemente innamorato. Non potevo trascorrere un’altra ora senza gridare ai quattro venti ciò che mi rode l’anima e, in questo modo scoprire se ancora non è troppo tardi per recuperarti. Sapevo che la nostra avventura era condannata a terminare, potevo distinguere le leggere sfumature di distanziamento in ciascuno dei tuoi viaggi all’inizio e dei tuoi whatsapp in questi ultimi 15 giorni, però non avevo alternativa, quello che mi davi era molto piú forte e potente di qualsiasi delle paure suscitate dai tanti chilometri che ci separavano.

Sono il primo a non capire che mi stà succedendo, ma tutti i pezzi combaciano alla perfezione, ogni senzazione e ogni pensiero mi ricorda un sentimento che credevo aver dimenticato e già fuori dalla mia portata per sempre. Il tuo sorriso mi perseguita nei sogni e capisco che la mia anima ti è stata consegnata. Abbracciarti e perdermi nel tuo sguardo prima di spegnere la luce è stato quanto di meglio e di peggio mi sia successo da molto tempo.  Questo è l’unico motivo per cui sono ancora qui, perche so che verso le 7:00 mi sveglieró per vedere se dormi ancora al mio fianco e poterti nuovamente abbracciarti e baciarti la schiena mentre mi stringo a te.

E piango, piango perche il mattino sarà troppo breve, piango perche ti ho perduto, piango come hai fatto tu quando mi hai detto che ti stavi innamorando di me – in maniera adulta – e io non ho trovato nessuna risposta, piango perché faccio sempre tutto troppo spontaneamente e la mia ingenuità a volte non conosce limiti, piango perche ci sono ancora troppe cose da fare insieme. 

Ti muovi e mi abbracci...e mi fai sorridere mentre mi mandi video tuoi in cui imiti mia figlia mentre muove le braccia quando è contento! La tua voce e il tuo contatto è ciò di cui ho bisogno e per ora dimentico che ho il cuore spezzato...e vorrei che non si facesse mai giorno! Mi sento imprigionato nella bozza di una vignetta di un fumetto in cui non suona neanche una nota di musica.

Uff, Mi ero dimenticato che vuol dire essere al fianco di qualcuno che si ama smisuratamente, la serenità e la felicità insita nella sua presenza. Potrei essere sul letto di morte e la tua mano che prende la mia sarebbe l’unica cosa necessaria per superare tutti i timori e andare in pace.

Il cammino è molto lungo. Ho perso la cartina.  Ci vuole troppo per arrivare a casa, troppo per dimenticarti. C’è che ti amo e, dato che ti amo – questo è quanto posso affermare ora- devo lasciarti andare. Amarti significa volerti bene e vederti felice. Per cui qui e ora getto gli strumenti che potrebbero aiutarmi ad abbattere qualsiasi ostacolo per avvicinarmi a te. Non voglio che soffra mai piú per colpa mia una domenica notte. Non immagini quanto mi è costa questa rinuncia....

Ma non ti preoccupare, ti aspetto, ti aspetto mentre continuo sul mio cammino in compagnia delle mie figlie. Ti aspetto a Barcellona, la Barcellona que è bagnata dalle stesse acque del tuo amato Empordà! Cosa sono 15 anni in una vita?

PS Sarai sempre, assolutamente sempre, benvenuto nella mia lista di ossessioni e canzoni che so che non dimenticherai mai.


ÚLTIM VALS A LA FAGEDA

Gràcies! Només puc donar-te les gràcies per tot aquest temps, per tants caps de setmana, per tantes hores intenses, per respectar la distància amb la mare de les meves filles i per abraçar-les a elles com ho has fet durant tots aquests mesos. Ets excepcional!
Com casi sempre que l’amor s’aparca (o desapareix!) neix la nostàlgia dels moments més íntims, i tots em semblen meravellosos en aquest desordre actual en el que visc des de fa dos dies i que lluita per fer-se impermeable al dolor que sento. 
Estic assegut contemplant tots els vidres trencats de la meva vida i tu n’ets ara el tros més gran, un tros que m’ha fet somniar... estimat ets el meu últim ball, ets el meu últim vals a la Fageda.
"No, no em deixis anar", responc al meu intent de separar les nostres mans. Ni tan sols obro els ulls, fa estona que sento la teva veu esgotada, i en cosa de dos minuts el meu cos comença a convulsionar per primer cop. Somric en la foscor mentre em llisquen les llàgrimes, comptant mentalment fins a tres abans de sentir la meva pròpia veu que em pregunta: "això és real? estic despert? de veritat?" tanco els ulls i et beso i t’acarono la galta perquè puguis conciliar el son amb més facilitat i regalar-me un dia més al teu costat, la llum dels fanals es filtra pel balcó mentre imagino les teves dolces faccions dormint plàcidament lluny de mi. Imaginant-te prego a Déu que algun dia siguis capç de connectar amb les teves emocions i t’obri el cel!

Em giro cap a l'altra banda del llit i estiro el braç, busco una pau d'esperit que fa dies que em defuig. Els minuts s'escolen lentament i de manera angoixosa entre els sorolls d'una Barcelona desconeguda i hostil  que els amplifica sobre manera. Faig el cor fort i miro de combatre-la amb les poques forces que em queden, però la desesperació acaba per apoderar-se de mi i ploro…ploro sense consol. He pensat en agafar el primer tren que surti en la teva mateixa direcció per rebre’t quan arribis demà al matí al teu país sense mar, i després de donar-te un petó tornaré a casa amb un autocar que surt a quarts de quatre de la tarda i arriba a Barcelona al matí del dia següent, et juro que ho faria, em coneixes, però, no veig com en el meu estat seré capaç de passar una nit tan llarga encaixonat en un seient de merda sense llençar-me de cap contra la sortida d'emergència buscant una manera d'alleujar el dolor si no veig en veure’t un bri d’esperançador futur.

Què fas tan lluny de mi? Necessitava dir-te per últim cop que t'estimo, que estic bojament enamorat. No podia passar una hora més sense cridar als quatre vents el que em rosega l’ànima i en fer-ho descobrir si encara no és massa tard per recuperar-te. Sabia que la nostra aventura estava condemnada al fracàs, podia visualitzar els lleugers matisos de desconnexió en tots i cadascun dels teus viatges al principi i dels teus whatsapps aquest últims 15 dies, però no tenia alternativa, el que em donaves era molt més fort i poderós que qualsevol de les pors que poguessin provocar-me tots els quilometres que ens separaven.

Sóc el primer a no entendre què m'està passant, però totes les peces encaixen a la perfecció, cada sensació i pensament em recorda un sentiment que creia oblidat i ja fora del meu abast per sempre. El teu somriure m'assalta en somnis i entenc que la meva ànima t’ha estat entregada. Abraçar-te i perdre'm en la teva mirada abans d'apagar el llum ha estat el millor i el pitjor que m'ha passat en molt de temps. Aquest és l'únic motiu pel qual segueixo aquí, perquè sé que cap a les 7:00 em despertaré per veure si dorms al meu costat i poder tornar a estrènyer-te entre els meus braços i petonejar-te l’esquena mentre et faig cullereta.

I ploro, ploro perquè el matí serà massa curt, ploro perquè t'he perdut, ploro com tu ho vas fer quan em va dir que t'estaves enamorant de mi –d’una manera adulta- i jo no vaig tenir cap resposta, ploro perquè sempre ho faig tot massa espontàniament i la meva ingenuïtat a vegades no coneix límits, ploro perquè hi ha massa coses que encara hem de fer junts.

Et remous i m’abraces….i em fas riure mentre m’envies vídeos teus imitant a la meva filla movent els braços quan està contenta! La teva veu i el teu contacte es el que necessito i per un moment oblido que tinc el cor trencat…i voldria que mai es fes de dia! Em sento empresonat en l’esbós d’una vinyeta de còmic on no hi sona ni una corxera!

Buf! Ja no recordava el que és estar al costat  d’algú a qui estimes sobre manera, la serenor i la felicitat inherents a la seva presencia. Ara mateix podria estar en el meu llit de mort i la teva mà agafant la meva seria l'única cosa necessària per superar tots els temors i marxar en pau.

El camí és molt llarg. He perdut el mapa. Falta massa per arribar a casa, falta massa per oblidar-te. I es que t’estimo i com que t’estimo –això és lo únic que puc afirmar ara mateix – t’haig de deixar marxar. Estimar-te es voler-te bé i feliç. Així doncs ara i aquí tiro les eines que podrien ajudar-me a trencar barrots i enderrocar parets per apropar-me a tu. No vull que mai més tornis a passar cap dol per culpa meva un diumenge a la nit. No saps quant em costa aquesta renuncia...
Però no et preocupis, jo t’espero, t’espero mentre vaig fent el meu camí acompanyat de les meves filles. T’espero a Barcelona, la Barcelona que és banyada per les mateixes aigües que banyen el teu estimat Empordà! Què son 15 anys en un vida?

PD: Sempre, absolutament sempre seràs benvingut a la meva llista d’obsessions i cançons que sé mai oblidaràs



ÚLTIMO VALS EN LA FAGEDA

¡Gracias! Sólo puedo darte las gracias por todo este tiempo, por tantos fines de semana, por tantas horas intensas, por respetar la distancia con la madre de mis hijas y por abrazarlas a ellas como has hecho a lo largo de todos estos meses. ¡Eres excepcional!

Como casi siempre que el amor se aparca (¡o desaparece!) nace la nostalgia de los momentos más íntimos, y todos me parecen maravillosos en este desorden actual en el que vivo desde hace dos días y que lucha por hacerse impermeable al dolor que siento.
Estoy sentado contemplando todos los cristales rotos de mi vida, y tú eres ahora el trozo más grande, un trozo que me ha hecho soñar... Amor: eres mi último baile, eres mi último vals en la Fageda.

"No, no me sueltes", respondo a mi intento de separar nuestras manos. Ni siquiera abro los ojos, hace rato que siento tu voz agotada, y en cosa de dos minutos mi cuerpo empieza a convulsionar por primera vez. Sonrío en la oscuridad mientras las lágrimas caen de mis ojos, y cuento mentalmente hasta tres antes de sentir cómo mi propia voz me prgunta: "¿esto es real? ¿estoy despierto? ¿de verdad?". Cierro los ojos y te beso, y te acaricio la mejilla para que puedas conciliar el sueño con más facilidad y regalarme un día más a tu lado. La luz de las farolas se filtra por el balcón mientras imagino tus dulces facciones durmiendo plácidamente lejos de mí. ¡Imaginándote ruego a Dios que algún día seas capaz de conectarte con tus emociones y te abra el cielo!

Me vuelvo hacia el otro lado de la cama y estiro el brazo, busco una paz de espíritu que hace días me rehuye. Los minutos pasan lentamente y de manera angustiosa entre los ruidos de una Barcelona desconocida y hostil que los amplifica sobremanera. Hago de tripas corazón y miro de combatirla con las pocas fuerzas que aún me quedan; pero la desesperación acaba apoderándose de mí y lloro… lloro desconsoladamente. He pensado en coger el primer tren que salga en tu misma dirección para recibirte cuando llegues mañana por la mañana a tu país sin mar y, después de darte un beso, volveré a casa con un autocar que sale sobre las tres y media de la tarde y llega a Barcelona al día siguiente por la mañana. Te juro que lo haría, me conoces, pero, no veo como en mi estado sería capaz de pasar una noche tan larga encajonado en un asiento de mierda sin tirarme de cabeza contra la salida de emergencia para encontrar una manera de aliviar el dolor si, al verte, no siento una brizna de esperanzador futuro. 



¿Qué haces tan lejos de mí? Necesitaba decirte por última vez que te quiero, que estoy locamente enamorado de ti. No podía pasar una hora más sin gritar a los cuatro vientos lo que me corroe el alma; y al hacerlo descubrir si todavía no es demasiado tarde para recuperarte. Sabía que nuestra aventura estaba condenada al fracaso, podía visualizar los ligeros matices de desconexión en todos y cada uno de tus viajes al principio y de tus whatsapps estos últimos quince días, pero no tenía alternativa, lo que me dabas era mucho más fuerte y poderoso que cualquiera de los miedos que pudieran provocarme todos los kilometros que nos separaban. 


Soy el primero en no entender qué me está pasando, pero todas las piezas encajan a la perfección; cada sensación y pensamiento me recuerdan un sentimiento que creía olvidado y ya fuera de mi alcance para siempre jamás. Tu sonrisa me asalta en sueños, y entiendo que mi alma te ha sido entregada. Abrazarte y perderme en tu mirada antes de apagar la luz ha sido lo mejor y lo peor que me ha pasado en mucho tiempo. Este es el único motivo por el cual sigo aquí, porque sé que hacia las 7:00 me despertaré para ver si duermes a mi lado y poder volver a estrecharte entre mis brazos y besuquearte mientras te abrazo por la espalda.
 


Y lloro; lloro porque la mañana será demasiado corta; lloro porque te he perdido; lloro como tú lo hiciste cuando me dijiste que te estabas enamorando de mí –de una manera adulta– y yo no tuve ninguna respuesta; lloro porque siempre lo hago todo mal y mi estupidez no conoce límites; lloro porque hay demasiadas cosas que todavía tenemos que hacer juntos. 



Te revuelves y me abrazas…. ¡y me haces reír mientras me envías vídeos tuyos imitando a mi hija moviendo los brazos cuando está contenta! Tu voz y tu contacto es lo que necesito y, por un momento, olvido que tengo el corazón roto…  ¡Y querría que nunca se hiciera de día! ¡Me siento aprisionado en el esbozo de una viñeta de cómic donde no suena ni una corchea! 



¡Buf! Ya no recordaba lo que es estar junto a alguien a quien quieres sobremanera, la serenidad y la felicidad inherentes a su presencia. Ahora mismo podría estar en mi lecho de muerte y tu mano cogiendo la mía sería lo único necesario para superar todos los temores e irme en paz. 



El camino es muy largo. He perdido el mapa. Falta demasiado para llegar a casa, falta demasiado para olvidarte. Y es que te quiero y, como te quiero –esto es lo único que puedo afirmar ahora mismo–, te tengo que dejar marchar. Amarte es quererte bien y feliz. Así pues, ahora y aquí, lanzo las herramientas que podrían ayudarme a romper barrotes y demoler paredes para acercarme a ti. No quiero que nunca más vuelvas a pasar ningún luto por mi culpa un domingo por la noche. No sabes cuánto me cuesta renunciar a ti... 


Pero no te preocupes, yo te espero, te espero mientras voy haciendo mi camino acompañado de mis hijas. Te espero en Barcelona, ¡la Barcelona que está bañada por las mismas aguas que tu querido Empordà! ¿Que son 15 años en un vida? 

PD: Siempre, absolutamente siempre, serás bienvenido a mi lista de obsesiones y canciones que sé que nunca olvidarás.


LAST WALTZ IN LA FAGEDA

Thanks! I can only thank you for all this time, for so many weekends, for so many intense hours, for respecting the distance with the mother of my daughters, and for hugging them like you did through all these months. You are truly exceptional!

As almost always, whenever love is pushed aside (or disappears), we immediately get the nostalgia of the most intimate moments, and all of them look just wonderful to me from the mess I’ve been dragged into for the last two days, a mess that struggles to become impervious to the excruciating pain I feel.

I’m sitting at the dock of the bay, watching the shattered pieces of my life, of which you are the biggest, the piece that made me dream so much… love, you are my last dance, you are my last waltz in La Fageda.

“No, please don’t let me go”, I reply to yet another of my attempts to separate our hands. I don’t even open my eyes; it’s been a while since I’ve been listening to your voice now, exhausted, and in like two minutes my body starts to shake. I smile in the darkness while tears wet down my face, counting up to three in my mind before hearing my voice asking: “Is this real? Am I awake? Really?” I close my eyes, and kiss you, and caress your cheek so that you can fall asleep more easily, thus offering me one more day by your side. Dim light of streetlamp flickers weakly through the balcony while I imagine your sweet features sleeping calmly far from me. Imagining you, I pray to God that some day you can connect with your emotions and heaven open for you.

I turn to the other side of the bed, and reach out, searching a peace of mind that has escaped me for days now. Minutes go by slowly, wretchedly, in the sounds of a suddenly unknown and hostile Barcelona that amplifies them overwhelmingly. I bite the bullet and face it with my few remaining bits of strength, but desperation crawls back and I cry once again, I cry inconsolably. I have thought I’d catch the first train going your way, to kiss you welcome when you get home tomorrow morning, in your country without a sea, and then I’d go back with a bus leaving at half past three in the afternoon and reaching Barcelona the next morning. I swear I’d do it, you know it, but I can't see how in my current state I’d be able to spend such a long night locked in a shitty bus, and not end up throwing myself against some emergency exit to relief the pain if I don't have at least a tiny glimmer of hopeful future.

What are you doing so far from me? I needed to tell you one last time that I love you, that I am crazy in love. I couldn't spend one more hour without shouting this pain out loud -this pain that eats my soul- and in so doing find out if it’s not too late to have you back. I knew our story was doomed from the beginning, I could visualize the shades of the disconnection in all and each of your early trips, and the whatsapps of these last 15 days, but I didn’t have any choice, because what you were giving me was so much more strong and powerful than any of the fears raised by the miles between us.

I am the first not to understand what’s going on with me, but all the pieces fit to perfection now, every sensation and thought reminds me of a feeling I thought lost and out of my life for ever. Your smile hits me on my dreams and I understand how my soul belongs to you now. To hug you, and get lost in your eyes before turning off the lights has been the best and the worst that happened to me in a very long time. This is the only reason why I am still here, because I know that I’ll wake up at 7AM to see if you sleep by my side and again hold you in my arms and kiss your back while spooning.

And I cry and cry because the morning was too short, I cry because I lost you, I cry just like when you did when said you were falling for me – in a grown-up way- and I didn’t have any answer, I cry because I always do everything too spontaneously, and my ingenuity doesn't know any limits, I cry because there are still so many things we have to do together.

You turn around and hug me… and make me laugh by sending me videos where you act up my daughter moving her arms when she’s happy! Your voice, and your contact is what I need and for a moment I forget my heart is broken… and I wish the day never broke! I feel imprisoned in the sketch of a cartoon where not even an eighth note can be heard.

Wow, I didn’t even remember what it was to be by someone you love above everything, the peacefulness, and happiness inherent to his presence. Right now I could be in my deathbed and your hand would be the only really necessary thing to remove all my terrors and leave in peace.

The path is long. I’ve lost the map. It’s still too long before I reach home, it’s still too long before I forget you. I love you, and because I love you –that’s the only thing I can say right now- I have to let you go. Loving you is wanting you to be well and happy. Hence, here and now I drop the tools I could use to break these prison bars and tear down the walls to stand close to you. I don’t want you to ever again go through any kind of pain a Sunday night because of me. You have no idea how hard is giving up on you.

     But you do not worry, I’ll wait for you, I’ll wait while doing my way in the company of my daughters. I’ll wait in Barcelona, the Barcelona washed by the same waters that wash your beloved Empordà. What are 15 years in a lifetime?

PS. You will always, absolutely always be welcome in my list of obsessions and songs that I know you will never ever forget. 

dissabte, 7 de juliol del 2012

I'M NOT HERE TO LEARN, BUT TO BE MAD / NO HE VINGUT A CONÈIXER, HE VINGUT A ENBOGIR / NO VINE A CONOCER, VINE A ENLOQUECER

varsión catalana y española al final


I'M NOT HERE TO LEARN, BUT TO BE MAD


Often, too often, in the simmer of summer afternoons or the bleak midwinter nights, the dark shadow of solitude crawls upon my window. Wise, liquid, faceless, it threatens me with the forever dissolution of my hopes of finding a person to share the matters of this world, not just sex, but time. Love when is true only knows a number: two.

I track down in the city the perfumes of he who doesn’t yet know of me, he who hasn’t encountered the stark blow of a lonesome man. I long to stumble upon the person I would love and honor, whom I would recognize as a kindred spirit, and with whom I would swing in the transparent trade of life. If that’s you, please, don’t ever stop getting closer. My arms are open… my head is half open, but my heart is locked – in panic! What did you gather?
Even though, sometimes, solitude is chill, I live in there as in a country offering unique landscapes and massive plains. To find myself alone, to know how to inhabit this solitude without remorse, often offer me moments of peace. The desire to inhabit love doesn’t entail giving up freedom’s glare, or the experience of my own emotions. It doesn’t imply, either, minimizing the spaces I need to carry on with my life, just as it doesn’t mean to jettison  my time, and my gestures, my moments of listening, my hidden –but not secret– places, my back and forth from and to nowhere, my ghosts and my yearnings. And it is clear that I’m not talking about the murky mug of infidelity. At this stage of the game, do I still believe that a one-night stand unfaithfulness, or a stare, can rule out deep and true love? Of course not; I refuse to make of unfaithfulness a part of the constitution, as I refuse it to lack of love, the run out of desire, the loss of the common language... or dragging up from bar to bar to muster my esteem when my partner doesn’t remind me of my intimate virtues. Love is a journey full of accidents. None of which is mortal. I live those accidents as learning processes and stimuli, as improvement and present. Not as exhaustion and closure. Desire gave me an insatiable body as a bespoke suit. So I rather acknowledge myself as such. Insatiable in love… and sex!
  
Let me remind you, before concluding, that the prolonged use of the virtual cyberspace has in me the opposite effect of what I intend to. I read once that “He who fights with monsters might take care lest he thereby become a monster. And if you gaze for long into an abyss, the abyss gazes also into you.”
Be happy, my friends. Very happy.
 
NOTE 1: About these words:
What I am about to write I doubt right away, but I’ll say it anyway: I would love it if this journey, forlorn at moments, a bliss at others, came out of nowhere, out of a secret hang out, out of a gentle dialogue, out of running into a friend by chance, a traveler as anonymous as myself, to share an afternoon theatre or a night movie whose end we don’t totally know or like. Or an eating out on a weekday, when the fridge starts blaring, and the willing to cook long faded away. I don’t ask for a photo, or being crime-free. I don’t need six-packs, or an inscrutable visage. I don’t have those qualities myself. I’m telling you, I’m just a regular guy. A man like others emerging from a corner, then disappearing. A regular human being is all I ask to sit and have a coffee with. I don’t fall in the mortal trap of the “you can pay, you can stay”. Life’s taught me that, because I did it and lost truly awesome people, I promise. And yes, indeed, I say this especially for myself, it is me who paraphrasing Robert Walser says “I’m not here to learn, but to be mad”.

NOTE 2: Of pleasures and desires
I will never be ashamed again, not at least if in doing it I expose myself. Being for the rest, I am for myself. I pull off my mask, disinhabit myself, and show what makes me closer. In none of that I have ever been brave. I hide myself behind a mask of hostility and frustration, but I also hide my cravings, because I’m scared of pushing away those I really like. A simple life (can’t it get any better that that?) ends up satisfying a universe of clean days, calm afternoons, and weeks that take positions without too much pain.

I love literature, I live close by, and occupy myself with it in cloudy hours –half low– typing in eighth notes words that end up hanging in the cyberspace of my personal blog… my “forest bird (Ocell de bosc) ”. Maybe because they form an emotional tissue shaping my imagination, those words have given me back what the world never did, or maybe simply because I have come to decide, lately somehow, that they should bring in solutions for me. I pretend, mistakenly, that those surrounding me will be interested. I get pleasure from seeing others enjoy over the characters that make my heart and soul warm, with the music and lyrics that raise me from the hell of pain. I try to make the others sail the very same fiction rivers I myself swim listening to my music at the end of all loops.

No, in any case… I would love to share this world that now is not private anymore, with someone who, forgetting my obsession, can also love the imagination, the worlds of paper and smoke… the worlds far away from what’s possible.

Balthus said you should paint like you pray. I say you should live like you breath. In full passion. Like a kiss twirling around that prince charming who ended up being gray.

Travel notes:
I am not a regular guy, or maybe I am more than I think. Others will have to decide for me. Good night.
PS: Someone’s been sleeping in my bed for a while now. Did he have a good time? He sleeps calmly… Gonna lay down next to him until the sun breaks the dawn! 



VERSIÓ CATALANA
NO HE VINGUT A CONÈIXER, HE VINGUT A EMBOGIR


Sovint, molt sovint, durant les càlides tardes d'estiu o les fosques nits d'hivern apareix enganxada a la finestra de la meva habitació la sinistra ombra de la soledat. Sagaç, líquida i sense rostre m'amenaça amb dissoldre per sempre més les esperances de trobar una persona amb qui compartir els assumptes d'aquest món, ja no és qüestió del sexe, es qüestió del temps. L'amor, quan és veritable, només coneix una xifra: El 2.

Rastrejo a la ciutat els perfums de qui encara no sap de mi, de qui encara no coneix la descarnada urpada de la carícia d’un home que se sent sol. Desitjo trobar a qui estimar i honrar, a qui reconèixer com a semblant i poder gronxar-me en el transparent ofici de viure. Si ets tu, si us plau, no deixis de acostar-te. Els meus braços estan oberts... el meu cap a mitges i el meu cor resta tancat –per pànic! Que et pensaves?-

Encara que, de vegades, la soledat m’és esfereïdora,  hi visc com en un país que m’ofereix bonics paisatges i grans esplanades. Trobar-me sol, saber habitar aquesta soledat sense recel m’ofereix moments de gran serenitat. El desig d'habitar l'amor no m’implica renunciar a l'enlluernament de la llibertat ni a la vivència de les pròpies emocions. No evidencia tampoc, minimitzar els propis espais que necessito per continuar amb la meva vida, de la mateixa manera que no significa haver de llançar per la “borda” el meu temps i els meus gestos, els meus moments d'escolta, els meus llocs ocults -que no secrets-, les meves anades i vingudes a cap lloc, ni els meus fantasmes o anhels. I és evident que no parlo del sinistre rostre de la infidelitat. A aquestes alçades del partit, ¿encara em crec que la infidelitat d'una nit, o d'una mirada pot acabar amb un amor profund i veritable? no, de cap manera; no dono carta de constitució a la infidelitat, però tampoc li dono a la falta d'amor o a l'esgotament del desig, o a la pèrdua del llenguatge comú... o a arrossegar-me de local en local per millorar la meva autoestima quan el meu “partener” no em recorda quines són les meves íntimes virtuts. L'amor és un viatge amb molts accidents. Però cap mortal. Visc aquests accidents com un procés d'aprenentatge i estímul, com a millora i present. No com esgotament i final. El desig va fer-me a mida un cos insaciable. Millor reconeixe’m, així. Insaciable en l'amor..... i el sexe!



I, recordo, abans d'acabar, que l'ús prolongat de la virtualitat del ciberespai em causa l'efecte contrari del que pretenc. Un dia vaig llegir: "El que lluita amb monstres hauria d'evitar convertir-se en un d’ells” i “Quan mires a l'abisme, pensa que ell també està mirant dins teu ".


Sigueu feliços, amics. Molt feliços


Notes per a una travessia en el desert

NOTA 1: Sobre aquestes paraules:

Això que ara escric, ho poso en dubte, en aquest mateix instant. Però tot i així, ho diré: M'encantaria que d’aquesta travessia, ingrata per moments i feliç en d’altres, sorgís del no-res, la trobada secreta que es produeix del diàleg serè o de la casualitat més espontània un amic, un viatger tan anònim com jo, per compartir tardes de teatre o asseure'ns una nit a veure una pel·lícula amb final incert o poc complaent. O per sortir a menjar un dia entre setmana quan la nevera comença a bramar i les ganes de cuinar amainen. No demano foto, ni sol·licito certificat de penals, no necessito muntanyes de músculs, ni rostres impenetrables. Jo no tinc aquestes qualitats. Us ho dic jo, sóc un tipus habitual. Un home dels que apareixen i desapareixen rere les cantonades. Els éssers humans, sent mitjanament raonables, tinc la sensació que, amb això, ja és una raó suficient per asseure’m a fer un cafè. No caic en la trampa mortal de "tant ets, tant vals". M’ho ha ensenyat la vida, perquè fen-t’ho, he perdut pel camí a grans tipus, us ho puc ben assegurar. I, si si, ho dic per mi, que a la fi i al cap, parafrasejant Robert Walser "no he vingut aquí a conèixer, he vingut aquí a embogir".


Nota 2. - Dels desitjos i plaers

Mai més me n’avergonyiré, no al menys si al fer-ho em mostro tal com soc. Sent cara als altres soc per a mi mateix. Treure’m la màscara, deshabitar-me i ensenyar allò que em fa proper. En això mai he estat molt valent. Oculto els meus gustos rere una mascara d’hostilitat i frustració, així com els meus anhels per por a allunyar-me d’aquells que m'agraden. Una vida senzilla (Es pot desitjar alguna cosa millor?) acaba satisfent un univers que es composa de dies nets, tardes sense gaire soroll i setmanes que aixopluguen un temps que pren posició sense provocar dolor.

Estimo la literatura, en visc a prop i me n’ocupo en hores tèrboles –mig moix- teclejant a ritme de corxeres paraules que acaben penjades al ciberespai del meu blog personal...el meu "Ocell de bosc". Potser, per que configuren un teixit emocional que ha donat forma a la meva imaginació, ha restituït el que el món no m'ha donat o perquè, senzillament, he decidir d’alguna manera potser tardana, m’aporti solucions. Pretenc, equivocadament, que els que m'envolten s'interessin per aquest món. Gaudeixo veient com els que estan amb mi “flipen” amb els personatges que a mi  m’encenen el cor i l'ànima, amb les lletres i les músiques que m'aixequen dels inferns del dolor o busco que naveguin en els mateixos rius de la ficció que jo nedo escoltant la meva música al límit de la repetició.

No, en tot cas, m'encantaria compartir aquest món que ara, ja no és íntim, amb algú que, oblidant l’obsessiu, estigui també enganxat a la imaginació, als mons de paper i fum... mons llunyans del possible.
Balthus deia que es devia pintar de la mateixa manera com es resava, jo dic que s'ha de viure com es respira. A plena passió. A modo de petó que t’enrosca al príncep blau que sempre acaba per destenyir.

Notes de Viatge:
No sóc un tipus corrent, o potser, sigui més corrent del que jo mateix crec. Altres hauran de decidir per mi.

Bona nit

PD: Algú dorm al meu llit fa estona. S’ho haurà passat bé? Dorm plàcidament... vaig a estirar-me al seu costat fins que el sol 
despunti l’alba!


  
VERSIÓN ESPAÑOLA

A menudo, demasiado a menudo, durante las cálidas tardes de verano o las oscuras noches de invierno aparece pegada a la ventana de mi habitación la siniestra sombra de la soledad. Sagaz, líquida y sin rostro me amenaza con disolver para siempre la esperanza de encontrar una persona con quien compartir los fascinantes quehaceres de este mundo, ya no es cuestión del sexo, es cuestión de tiempo. El amor, cuando es verdadero, sólo conoce una cifra: El 2.

Rastreo en la ciudad los perfumes de quien aún no sabe de mí, de quien aún no conoce el zarpazo de la caricia de un hombre que se siente solo. Deseo encontrar a quien amar y honrar, a quien reconocer como similar y poder mecerme en el transparente oficio de vivir. Si eres tú, por favor, no dejes de acercarte. Mis brazos están abiertos ... mi cabeza a medias y mi corazón permanece cerrado -por pánico! Que esperabas? –

Aunque, a veces, la soledad me aterra, viviendo en ella estoy en un país que me ofrece hermosos paisajes y grandes laderas. Encontrarse solo, saber habitar esta soledad sin recelo me ofrece momentos de gran serenidad. El deseo de habitar el amor no implica renunciar a la obnubilación de la libertad ni a la vivencia de las propias emociones, ni tampoco, minimizar los propios espacios que necesito para continuar con mi vida, del mismo modo que no me impide tener que lanzar por la borda mi tiempo y mis gestos, mis momentos de escucha, mis lugares ocultos, que no secretos, mis idas y venidas a ningún sitio, mis fantasmas y anhelos. Y es evidente que no hablo del perverso rostro de la infidelidad. A estas alturas del partido, ¿aún me creo que la infidelidad de una noche, o de una mirada puede acabar con un amor profundo y verdadero? No, de ninguna manera, no doy carta de constitución a la infidelidad, pero tampoco se las doy a la falta de amor o al agotamiento del deseo, ni a la pérdida del lenguaje común que termina por arrastrarme de local en local para mejorar mi autoestima cuando mi "partener" no me recuerda cuáles son mis íntimas virtudes. El amor es un viaje con muchos accidentes. Pero ningún mortal. Vivo estos accidentes como un proceso de aprendizaje y estímulo, como mejora y presente. No como agotamiento y final. El deseo me hizo a medida un cuerpo insaciable. Mejor reconocerme, así. Insaciable en el amor ..... y el sexo!

Y, recuerdo, antes de terminar, que el uso prolongado de la virtualidad del ciberespacio me causa el efecto contrario de lo que pretendo. Un día leí: "El que lucha con monstruos debería evitar convertirse en uno de ellos" y "Cuando miras al abismo, piensa que él también está mirando dentro de ti".


Sed felices, amigos. Muy felices



Notas para una travesía en el desierto

NOTA 1: Sobre estas palabras:

Esto que ahora escribo, lo pongo en duda, en este mismo instante. Pero aún así, lo diré: Me encantaría que de esta travesía, ingrata por momentos y feliz en otros, surgiera de la nada, el encuentro secreto que se produce del diálogo sereno o de la casualidad más espontánea; un amigo , un viajero tan anónimo como yo para compartir tardes de cine o pasar juntos una noches viendo una película con final incierto o poco complaciente. O para salir a comer un día entre semana cuando la nevera empieza a rebuznar y las ganas de cocinar amainan. No pido foto, ni solicito certificado de penales, no necesito montañas de músculos, ni rostros impenetrables. Yo no tengo esas cualidades. Soy un tipo habitual. Un hombre de los que aparecen y desaparecen tras las esquinas. Los seres humanos, siendo medianamente razonables, tengo la sensación de que, con ello, ya es una razón suficiente para sentarme a tomar un café. No caigo en la trampa mortal de "tanto eres, tanto vales". Me lo enseñó la vida, porque haciéndolo, perdí por el camino a grandes tipos, os lo puedo asegurar. Y, si si, lo digo por mí, que al fin y al cabo, parafraseando Robert Walser "no he venido aquí a conocer, he venido aquí a enloquecer".

Nota 2. - De los deseos y placeres

Nunca más me avergonzaré, no al menos si al hacerlo me muestro tal como soy. Siendo hacia y para los demás soy para mí mismo. Quitarme la máscara, deshabitándome y enseñar lo que me hace cercano. En eso nunca he sido muy valiente. Oculto mis gustos tras una mascara de hostilidad y frustración, así como mis anhelos por miedo a alejarme de aquellos que me gustan. Una vida sencilla (Se puede desear algo mejor?) acaba indemnizando un universo que se compone de días limpios, tardes sin mucho ruido y semanas que cobijan un tiempo que toma posición sin provocar dolor.

Amo la literatura, vivo cerca y me ocupo de ella en horas turbias -medio triste- tecleando a ritmo de corcheas palabras que terminan colgadas en el ciberespacio de mi blog personal... mi “Pájaro de bosque”. Quizás, por que configuran un tejido emocional que ha dado forma a mi imaginación, restituyendo lo que el mundo no me ha dado o porque, sencillamente, he decidió de alguna manera quizás tardía, me aporte soluciones. Pretendo, equivocadamente, que los que me rodean se interesen por este mundo. Disfruto viendo como los que están conmigo "flipan" con los personajes que a mí me encienden el corazón y el alma, con las letras y las músicas que me levantan de los infiernos del dolor, o intento que naveguen en los mismos ríos de la ficción que yo nado escuchando mi música al límite de la repetición.

No, en todo caso, me encantaría compartir este mundo que ahora, ya no es íntimo, con alguien que, olvidando lo obsesivo, esté también pegado a la imaginación, los mundos de papel y el humo ... mundos lejanos de lo posible.
Balthus decía que se debía pintar de la misma manera como se rezaba, yo digo que hay que vivir como se respira. A plena pasión. A modo de beso que te envuelve al príncipe azul que siempre acaba por desteñir.


Notas de viaje:
No soy un tipo corriente, o tal vez, sea más corriente de lo que yo mismo creo. Otros tendrán que decidir por mí.
Buenas noches

 PD: Alguien duerme en mi cama hace rato. Se lo habrá pasado bien? Duerme plácidamente ... voy a tumbarme a su lado hasta que el sol despunte al alba!